Ecco i 6 comportamenti social che rivelano bassa autostima, secondo la psicologia

Quante volte nell’ultima settimana hai aperto Instagram subito dopo aver postato una foto? E quante volte hai pensato di aspettare un momento migliore prima di pubblicare qualcosa, temendo che non avrebbe ricevuto abbastanza cuoricini? Se la risposta è “troppe per ammetterlo”, benvenuto nel club. Un club enorme, tra l’altro, dove milioni di persone ogni giorno fanno esattamente le stesse cose.

La verità scomoda è che i nostri profili social sono diventati dei veri e propri specchi emotivi. Non riflettiamo la nostra faccia, ma il nostro valore come persone. E quando iniziamo a misurare quanto valiamo in like, commenti e follower, le cose si fanno interessanti. O preoccupanti, dipende dai punti di vista. La psicologia ha identificato alcuni comportamenti chiave che rivelano quando il nostro rapporto con i social è passato da “condivido la mia vita” a “cerco disperatamente conferme che esisto e valgo qualcosa”.

La Scienza Dietro il Bisogno di Approvazione Digitale

Nel 1954, lo psicologo Leon Festinger ha formulato una teoria rivoluzionaria: noi esseri umani abbiamo un bisogno innato di confrontarci con gli altri per capire quanto valiamo. È una cosa che facciamo da sempre, fin da quando abitavamo nelle caverne. Il problema è che i social media hanno trasformato questo meccanismo ancestrale in una slot machine emotiva aperta ventiquattr’ore su ventiquattro. Ogni volta che pubblichiamo qualcosa, è come tirare la leva: aspettiamo di vedere se vinciamo il jackpot dell’approvazione sociale o se usciamo a mani vuote.

Nel 2001, le psicologhe Jennifer Crocker e Connie Wolfe hanno coniato il termine “autostima contingente” per descrivere quel senso di valore personale che dipende fortemente da fattori esterni. Tradotto: se la tua autostima è contingente, il tuo umore sale e scende come le montagne russe in base a quanto gli altri ti approvano. E indovina quale tecnologia è perfettamente progettata per alimentare questo meccanismo? Esatto, i nostri amati social network.

La Pesca dei Complimenti Versione Digitale

Tutti conosciamo quella persona che posta una foto dicendo “Sono orribile in questa foto” quando invece è palesemente una bella foto. O chi scrive status vaghi tipo “Giornata pessima” aspettando che qualcuno chieda “Tutto ok?”. Questo comportamento ha un nome tecnico: fishing for compliments, letteralmente “pescare complimenti”.

Uno studio condotto da Amanda Forest e Joanne Wood nel 2012 ha dimostrato che le persone con bassa autostima tendono a pubblicare contenuti autocritici o volutamente ambigui proprio per ottenere rassicurazioni. Il problema? Questa strategia non funziona. Anzi, spesso ottiene l’effetto opposto, facendo sembrare la persona bisognosa o manipolativa, il che porta ancora meno feedback positivo. La differenza tra condividere in modo sano e cercare ossessivamente conferme sta nell’intenzione. Se pubblichi qualcosa e poi passi avanti con la tua giornata, va tutto bene. Se invece passi le ore successive a controllare chi ha risposto e ti senti malissimo se non arriva la valanga di complimenti che speravi, forse c’è un problema più profondo da affrontare.

Scrollare Vite Perfette e Sentirsi Una Schifezza

Apri Instagram. Vedi un’influencer in vacanza alle Maldive. Poi vedi un tuo amico che ha appena comprato casa. Poi qualcuno che ha perso venti chili. Poi una coppia che celebra cinque anni d’amore perfetto. Chiudi Instagram sentendoti come se la tua vita facesse oggettivamente schifo. Riconosci il pattern?

Questo è quello che la ricerca chiama “confronto verso l’alto”, e secondo uno studio del 2014 di Erin Vogel e colleghi, è praticamente la modalità predefinita con cui usiamo i social. Guardiamo sempre persone che percepiamo come migliori di noi: più belle, più ricche, più felici, più realizzate. E più lo facciamo, più la nostra autostima si sgonfia come un palloncino bucato. Il bello, si fa per dire, è che quelle vite perfette sono accuratamente selezionate e filtrate. Nessuno posta la foto mentre piange sul divano mangiando gelato direttamente dalla vaschetta, o mentre litiga col partner. Eppure noi confrontiamo la nostra vita reale con gli highlight reel degli altri, e ovviamente ne usciamo perdenti.

La Teoria del Confronto Sociale di Festinger spiega esattamente questo: continuiamo a confrontarci con gli altri per valutare noi stessi, ma sui social lo facciamo in condizioni truccate, dove vediamo solo il meglio degli altri contro il peggio di noi stessi che conosciamo intimamente.

Il Controllo Compulsivo delle Notifiche

Apri l’app. Controlli le notifiche. Chiudi. Aspetti due minuti. Apri di nuovo. Controlli. Chiudi. Aspetti novanta secondi. Apri di nuovo. Se questo rituale ti suona familiare, non sei solo. E soprattutto, c’è una spiegazione scientifica precisa per questo comportamento.

Nel suo libro del 2017, Adam Alter ha spiegato come il rinforzo intermittente sia uno dei meccanismi più potenti per creare dipendenza comportamentale. Non sappiamo mai esattamente quando arriverà un like o un commento, quindi controlliamo continuamente. È lo stesso principio che rende le slot machine così maledettamente irresistibili. Uno studio del 2017 condotto da Christian Montag e colleghi ha dimostrato che ogni volta che riceviamo una notifica positiva, il nostro cervello rilascia dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. E quando l’autostima è bassa, queste piccole iniezioni di dopamina diventano necessarie per sentirsi ok. Il problema è che l’effetto dura pochissimo, quindi serve sempre una nuova dose.

Il Pulsante Delete della Vergogna

Hai mai pubblicato qualcosa e poi l’hai cancellato perché dopo un’ora aveva ricevuto solo tre like, di cui uno era tua madre? Se sì, hai sperimentato quello che gli psicologi chiamano paura del rifiuto sociale, un meccanismo studiato da Mark Leary negli anni Ottanta. Cancellare un post perché non sta “performando” bene è rivelatore. Significa che abbiamo trasformato ogni contenuto che condividiamo in un test del nostro valore personale. E se il test fallisce, la soluzione è cancellare le prove, come se non fosse mai successo.

Hai mai cancellato un post per pochi like?
Sì
più di una volta
Solo una volta
Mai
Ma ci ho pensato
Mai e mai lo farò

Questo comportamento rivela quanto il nostro senso di valore sia diventato fragile e dipendente dalle metriche digitali. I like come misura dell’approvazione sociale non rappresentano più una questione di curare il proprio profilo o condividere contenuti di qualità. È diventato: “Se questo post non riceve approvazione sufficiente, significa che io non valgo abbastanza”.

Il Fotoritocco Compulsivo

Usare un filtro ogni tanto va benissimo. Sistemare l’illuminazione di una foto? Perfettamente normale. Ma quando passi venti minuti a modificare ogni singolo dettaglio del tuo viso fino a creare una versione di te che esiste solo nel digitale, potrebbe esserci un problema di fondo.

Jasmine Fardouly e il suo team hanno pubblicato nel 2015 uno studio che ha dimostrato una correlazione significativa tra l’uso intensivo di editing delle foto e livelli più bassi di autostima e soddisfazione corporea. Più modifichiamo ossessivamente la nostra immagine online, più la nostra immagine reale ci sembra inadeguata. È un paradosso terribile: cerchiamo di sentirci meglio creando una versione “perfetta” di noi stessi, ma in realtà questo ci fa sentire peggio perché sappiamo di non essere davvero così. Gli psicologi la chiamano dissonanza cognitiva: la tensione che proviamo quando c’è una discrepanza tra come ci presentiamo e come siamo realmente.

La Paralisi da Paura del Giudizio

Può sembrare controintuitivo, ma anche il comportamento opposto, cioè non postare mai nulla per paura del giudizio, è un segnale di autostima fragile. Parliamo di chi vorrebbe condividere ma non lo fa mai, chi scrive post e poi li cancella prima di pubblicarli, chi passa ore a preparare contenuti che poi rimangono in bozza per sempre. Gli studi di Mark Leary hanno identificato questo pattern come “ritiro sociale preventivo”: se non mi espongo, non posso essere giudicato o rifiutato. È una strategia di protezione comprensibile, ma che impedisce anche opportunità di connessione autentica e di espressione personale.

Costruire Un’Autostima Indipendente dai Cuoricini Digitali

Prima di iniziare a flagellarti emotivamente per riconoscerti in uno o più di questi comportamenti, respira. Questi pattern non sono necessariamente patologici e non indicano automaticamente un problema psicologico serio. Sono risposte piuttosto normali al contesto in cui viviamo. I social media sono letteralmente progettati per essere coinvolgenti, per tenerci attaccati allo schermo, per farci cercare quel prossimo like. Cadere in questi pattern non è una debolezza personale, è una risposta umana naturale a stimoli deliberatamente costruiti per catturare la nostra attenzione.

Riconoscere questi schemi comportamentali in se stessi non è motivo di vergogna, ma può essere il primo passo verso un cambiamento positivo. La consapevolezza è sempre il punto di partenza per costruire un rapporto più sano con i social media e, soprattutto, con la propria autostima. L’obiettivo non è necessariamente eliminare i social dalla tua vita, anche se per alcuni può essere la scelta giusta. L’obiettivo è sviluppare quella che gli psicologi Edward Deci e Richard Ryan hanno descritto come autostima basata su criteri interni piuttosto che esterni: un senso di valore personale che deriva dai tuoi valori, dalla tua crescita personale, dalle relazioni autentiche che costruisci.

Significa riconoscere che il valore di una persona non può essere ridotto a numeri su uno schermo. Significa accettare che le vite perfette che vediamo online sono accuratamente curate e non rappresentano la realtà completa di nessuno. Significa capire che un post con pochi like non ti rende una persona di minor valore, così come un post virale non ti rende improvvisamente più degno di esistere. Inizia a notare quando stai cercando validazione anziché connessione genuina. Osserva quando ti stai confrontando in modo distruttivo. Riconosci quando stai dando troppo potere alle metriche digitali.

La tua autostima dovrebbe essere come una casa solida con fondamenta interne, non come una tenda che si sposta con ogni vento di approvazione o disapprovazione altrui. I social possono essere strumenti meravigliosi di connessione, creatività ed espressione. Ma solo quando smettono di essere l’unico specchio in cui cerchiamo noi stessi. Il tuo valore c’era prima dei social, esiste indipendentemente dai social, e ci sarà ben oltre i social. Questa certezza, più di qualsiasi numero di follower o di like, è l’unica cosa su cui vale davvero la pena costruire.

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