Quando un nipote giovane adulto sembra perdere la bussola, alternando periodi di studio a momenti di abbandono, o passando da un lavoro precario all’altro senza apparente entusiasmo, il cuore di una nonna si stringe in una morsa silenziosa. La preoccupazione si mescola al senso di impotenza: come intervenire senza sembrare quella figura critica e giudicante che il ragazzo potrebbe allontanare definitivamente? Questo dilemma generazionale nasconde dinamiche complesse che meritano di essere comprese prima di agire.
Il contesto generazionale che sfugge agli occhi
La prima verità difficile da accettare è che i giovani adulti di oggi si muovono in un panorama radicalmente diverso da quello conosciuto dalle generazioni precedenti. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni in Italia si colloca stabilmente sopra il 20%, confermando una condizione strutturale di fragilità dell’occupazione giovanile che rende tutto più complicato.
Negli ultimi anni sono emersi fenomeni come il cosiddetto quiet quitting e la maggiore propensione alle dimissioni volontarie, interpretati in diversi studi internazionali come segnali di ridefinizione del rapporto tra le nuove generazioni e il lavoro. Non si tratta necessariamente di pigrizia o mancanza di ambizione: molte ricerche mostrano che i giovani adulti stanno ridefinendo cosa significhi successo, tenendo insieme sicurezza economica, qualità della vita e senso di significato personale nel lavoro.
Comprendere questo contesto non significa giustificare l’immobilismo, ma riconoscere che il nipote potrebbe trovarsi in una fase di ricerca autentica, seppur caotica, piuttosto che in un semplice periodo di svogliatezza.
Il ruolo unico della nonna: né genitore né estraneo
La posizione della nonna possiede un vantaggio strategico spesso sottovalutato. A differenza dei genitori, gravati dal peso delle aspettative e della responsabilità diretta, la nonna può rappresentare uno spazio emotivo più neutro, una sorta di terza via relazionale. Studi sulle relazioni familiari intergenerazionali indicano che i legami nonni-nipoti possono offrire sostegno emotivo, senso di continuità e protezione nei momenti di transizione evolutiva, contribuendo al benessere psicologico dei giovani adulti.
Questo non significa trasformarsi in una complice che approva ogni scelta, ma piuttosto in una presenza che ascolta senza l’urgenza di risolvere immediatamente il problema. La differenza è sottile ma fondamentale.
Strategie di comunicazione che aprono invece di chiudere
La tentazione di pronunciare frasi come “ai miei tempi” o “devi pensare al tuo futuro” è forte, ma raramente efficace. Le ricerche sulle relazioni genitori-figli in adolescenza e giovinezza sottolineano che comunicazioni percepite come giudicanti o intrusive possono ostacolare il dialogo e aumentare la distanza emotiva, mentre uno stile comunicativo caldo, di ascolto e supporto favorisce l’adattamento psicologico. Esistono alternative comunicative più potenti.
Le domande aperte esplorative, ad esempio, cambiano completamente la dinamica: “Come ti senti rispetto a questa situazione?” funziona molto meglio di “Perché hai lasciato l’università?”. La condivisione vulnerabile, raccontando momenti di smarrimento personale anche del passato, può normalizzare l’incertezza e facilitare l’apertura del giovane. Riconoscere le emozioni con frasi come “Immagino possa essere frustrante” contribuisce alla validazione emotiva, elemento associato a migliori esiti di adattamento. E offrire la propria presenza con un semplice “Sono qui se vuoi parlarne” lascia la porta aperta senza forzare, rispettando l’autonomia decisionale del giovane adulto.
Distinguere il supporto dall’interferenza
La linea tra sostegno e invadenza si gioca sui dettagli. Il supporto autentico rispetta l’autonomia decisionale del giovane adulto, anche quando le sue scelte non coincidono con ciò che noi riterremmo saggio. Ricerche sull’intrusività genitoriale mostrano che un’eccessiva invadenza e controllo può ostacolare i processi di costruzione dell’identità e dell’autonomia relazionale nei giovani adulti. Significa quindi offrire risorse, che siano informazioni, contatti o esperienze, senza imporre un percorso specifico.

Un esempio concreto: invece di dire “Dovresti iscriverti a questo corso”, si potrebbe condividere “Ho letto di questo programma che aiuta i giovani a scoprire le proprie inclinazioni professionali. Te ne parlo solo nel caso ti interessi approfondire”. La differenza grammaticale nasconde un cambio di paradigma relazionale.
Quando la preoccupazione diventa legittima allerta
Esiste però un confine da riconoscere: la demotivazione temporanea differisce dalla depressione clinica o da altre forme di disagio psicologico significativo. Linee guida e manuali diagnostici, così come i documenti dell’Ordine degli Psicologi italiani e delle società scientifiche in psicologia clinica, indicano alcuni segnali di allarme: ritiro sociale prolungato, alterazioni marcate del sonno o dell’appetito, espressioni ricorrenti di disperazione, perdita di interesse quasi totale verso attività un tempo significative, calo importante del funzionamento quotidiano.
In questi casi, una figura familiare di fiducia può svolgere un ruolo cruciale suggerendo delicatamente un confronto con uno specialista, normalizzando il ricorso all’aiuto psicologico e ricordando che le difficoltà emotive sono sempre esistite nelle diverse generazioni, anche se in passato erano meno discusse pubblicamente.
L’eredità dei valori senza l’imposizione delle forme
Ciò che una nonna può trasmettere autenticamente non sono ricette di vita preconfezionate, ma valori tradotti nel linguaggio contemporaneo. Studi sulle relazioni familiari e sui processi identitari mostrano che la continuità di valori familiari, come responsabilità, cura e impegno, può coesistere con forme concrete di vita molto diverse tra generazioni, sostenendo il senso di identità del giovane.
La perseveranza, ad esempio, non si manifesta più necessariamente attraverso la fedeltà a un singolo percorso lavorativo per decenni, ma nella capacità di rialzarsi dopo i fallimenti. La responsabilità non coincide automaticamente con il posto fisso, ma può esprimersi in molte forme di contributo sociale e lavorativo, retribuito o meno.
Raccontare storie familiari di resilienza, di cambiamenti di rotta, di coraggio nelle scelte controcorrente offre al nipote modelli ispiratori senza risultare prescrittivi. La narrazione transgenerazionale contribuisce alla costruzione di una continuità identitaria anche nel cambiamento.
Coltivare la pazienza del tempo lungo
I percorsi di crescita dei giovani adulti contemporanei seguono spesso traiettorie non lineari. La ricerca pedagogica e psicologica ha descritto, con la teoria dell’età adulta emergente, una fase che si estende approssimativamente dai 18 ai 29 anni, caratterizzata da esplorazione delle possibilità, instabilità, focalizzazione su di sé e ricerca di identità. Ciò che oggi appare come deriva può rivelarsi, con il senno di poi, una fase di sperimentazione e costruzione identitaria, purché non si accompagni a segnali persistenti di grave sofferenza psicologica.
La nonna che accetta questa temporalità diversa offre un dono importante: la fiducia nel processo di crescita del nipote, anche quando questo non produce risultati immediati visibili. Studi sulle relazioni familiari in adolescenza e prima età adulta evidenziano come una base affettiva stabile, calda e non intrusiva favorisca l’adattamento e lo sviluppo sano del giovane.
Il vostro ruolo non è risolvere il problema del nipote, ma rimanere un punto di riferimento affettivo stabile mentre lui trova le proprie soluzioni. A volte, la saggezza più profonda consiste nel saper attendere, restando presenti.
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