Quel dettaglio sul cartone del latte che cambia tutto, i genitori devono assolutamente conoscerlo

Quando percorriamo il corridoio del freddo al supermercato, la nostra attenzione viene catturata da confezioni di latte che gridano italianità: tricolori sventolanti, paesaggi bucolici, mucche al pascolo sotto cieli azzurri. Eppure, dietro questa scenografia rassicurante si nasconde spesso una realtà molto diversa da quella che l’immagine suggerisce. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha documentato come molte aziende utilizzino elementi grafici suggestivi per evocare un’origine italiana anche su prodotti la cui materia prima può provenire dall’estero. Il latte che versiamo nella tazza dei nostri figli potrebbe aver viaggiato centinaia di chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola, attraversando confini che il packaging sembra voler negare con ogni fibra di cartone stampato.

L’inganno visivo del packaging: quando l’immagine dice più delle parole

Il marketing alimentare ha perfezionato negli anni l’arte della suggestione. Una bandiera italiana posizionata strategicamente, una scritta “Alta Qualità” ben visibile, un design che richiama la tradizione casearia del nostro Paese: tutti elementi che costruiscono nella mente del consumatore l’equazione “questo prodotto è italiano”. La presenza di questi simboli però non rappresenta una garanzia giuridica sull’origine della materia prima. Il Regolamento europeo 1169/2011 prescrive che le informazioni obbligatorie riguardanti l’origine siano distinte dagli elementi grafici facoltativi, e proprio qui si consuma l’equivoco più pericoloso per chi acquista consapevolmente.

Le aziende sfruttano abilmente quello che gli esperti definiscono “Italian sounding”: una tecnica che evoca l’italianità senza tecnicamente mentire, ma senza nemmeno dire tutta la verità. Il Centro Studi Federalimentare e vari documenti della Commissione Europea hanno documentato come questo fenomeno abbia effetto sull’allineamento tra percezione e reale origine dei prodotti agroalimentari. Il risultato è che molte famiglie italiane credono di sostenere l’economia locale e di garantire ai propri bambini un prodotto a chilometro zero, quando invece stanno acquistando latte che può provenire da allevamenti francesi, tedeschi, austriaci o dell’Est Europa.

La rivoluzione del 2017: l’obbligo dell’origine in etichetta

Dal 19 aprile 2017, grazie al Decreto interministeriale del 9 dicembre 2016, l’Italia ha introdotto l’obbligo di indicare l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari sulle etichette. Si tratta di una conquista normativa fondamentale per la tutela dei consumatori, nata dopo anni di battaglie delle associazioni di categoria e dei movimenti per la trasparenza alimentare. Eppure, a distanza di anni dall’introduzione di questa norma, molti genitori non sanno nemmeno che questa informazione esiste, né dove cercarla sulla confezione. Uno studio di Altroconsumo del 2020 conferma che la maggior parte dei consumatori ignora la presenza e il significato di queste diciture.

La normativa prevede che l’etichetta debba riportare chiaramente il paese di mungitura, dove è stato munto il latte, e il paese di condizionamento o trasformazione. Se queste operazioni avvengono nello stesso paese, compare la dicitura “origine del latte: Italia” o altro paese. Quando il latte proviene da più paesi, troviamo invece le diciture “miscela di latte di paesi UE” o “miscela di latte di paesi non UE”. Informazioni preziose che però restano spesso invisibili agli occhi distratti di chi fa la spesa.

Dove trovare davvero l’informazione che conta

Mentre i simboli evocativi occupano la parte frontale della confezione, quella che cattura immediatamente lo sguardo, l’indicazione obbligatoria dell’origine si trova spesso sul retro o sul lato, stampata con caratteri piccoli, in zone poco illuminate dello scaffale. Alcune indagini di associazioni dei consumatori hanno evidenziato che le informazioni obbligatorie si trovano tipicamente in aree poco in vista della confezione, pur rispettando formalmente la normativa.

Per un genitore che fa la spesa con un bambino al seguito, magari di fretta dopo una giornata di lavoro, girare ogni confezione e cercare con attenzione la dicitura sull’origine rappresenta un ostacolo quasi insormontabile. Ed è proprio su questa fatica quotidiana che fa leva una certa opacità commerciale, legale ma eticamente discutibile.

Perché l’origine del latte dovrebbe interessarci davvero

Al di là del legittimo desiderio di sostenere la filiera nazionale, conoscere l’origine del latte che acquistiamo ha implicazioni concrete sulla qualità e sulla sicurezza alimentare. Sebbene tutta la produzione europea sia soggetta al regolamento comunitario, possono esistere differenze nei controlli e nei metodi di allevamento nei vari Paesi, inclusi standard di benessere animale e uso di determinate sostanze, come documentato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

Quando parliamo di latte destinato all’alimentazione dei bambini, questi dettagli assumono un peso ancora maggiore. Il sistema immunitario dei bambini è in fase di sviluppo e risulta più vulnerabile a contaminanti alimentari. L’EFSA ha sottolineato come la tracciabilità e l’origine del latte siano fattori di attenzione speciale nei prodotti destinati ai più piccoli, rendendo cruciale la scelta di prodotti di cui conosciamo con precisione la provenienza e il percorso produttivo.

Gli strumenti pratici per una spesa consapevole

Difendersi dall’inganno visivo richiede metodo e un pizzico di diffidenza costruttiva. Prima di tutto, sviluppare l’abitudine di ignorare completamente la parte frontale della confezione per quanto riguarda le valutazioni sull’origine. Bandiere, paesaggi, claim sulla qualità: tutto questo va considerato comunicazione commerciale, non informazione verificabile.

Il secondo passo consiste nel localizzare immediatamente, appena presa in mano la confezione, la sezione dedicata all’origine. Le linee guida del Ministero delle Politiche Agricole raccomandano di leggere attentamente questa sezione dell’etichetta, che si trova generalmente vicino alla tabella nutrizionale o al lotto di produzione. Dedicare quei dieci secondi in più per leggere questa informazione può fare la differenza tra una scelta consapevole e un acquisto basato su percezioni indotte.

Particolarmente rivelatore è confrontare prodotti della stessa categoria: numerose indagini di associazioni dei consumatori, tra cui Altroconsumo e Codacons, hanno dimostrato che l’apparenza del packaging non è correlata in modo affidabile all’effettiva origine del latte. Spesso si scopre che confezioni dall’aspetto quasi identico, posizionate sullo stesso scaffale, contengono latte di origine completamente diversa. Questo esercizio comparativo smonta rapidamente l’illusione che il packaging “italiano” corrisponda automaticamente a contenuto italiano.

Il futuro della trasparenza alimentare

La normativa del 2017 ha rappresentato un passo avanti, ma la battaglia per la trasparenza è tutt’altro che conclusa. Nei documenti delle principali associazioni di tutela del consumatore viene richiesta una maggiore evidenza in etichetta sull’origine e la posizione frontale delle diciture obbligatorie, con caratteri di dimensione minima garantita. Si tratta di una proposta attualmente al centro del dibattito europeo che renderebbe finalmente paritaria la visibilità tra comunicazione commerciale e informazione sostanziale.

Nel frattempo, il comportamento di acquisto consapevole rappresenta uno strumento reale di pressione verso il mercato. Il Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti ha documentato come l’attenzione collettiva verso la trasparenza favorisca l’adozione di pratiche più corrette nella comunicazione commerciale. Ogni volta che giriamo una confezione per verificare l’origine, mandiamo un segnale al mercato. Ogni volta che scegliamo un prodotto in base a informazioni verificabili piuttosto che a suggestioni grafiche, contribuiamo a spostare l’equilibrio verso una maggiore onestà commerciale. Per i nostri figli, per il nostro portafoglio e per un sistema alimentare più giusto, vale la pena investire quei pochi secondi in più che separano un acquisto inconsapevole da una scelta informata.

Quando compri il latte controlli da dove viene?
Mai pensato a controllare
Leggo sempre il retro della confezione
Mi fido della bandiera italiana
Solo se è in primo piano
Controllo solo per i bambini

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