Il cous cous è diventato uno degli alimenti più amati sugli scaffali dei supermercati italiani. Promette praticità, leggerezza e quel fascino mediterraneo che conquista chiunque cerchi un’alternativa veloce alla pasta. Eppure, dietro le confezioni colorate e i claim accattivanti, si nasconde una realtà che pochi conoscono: non tutto il cous cous è quello che sembra. Molte versioni industriali, soprattutto quelle aromatizzate o pronte in pochi minuti, sono in realtà alimenti ultraprocessati secondo la classificazione NOVA del Ministero della Salute e dell’OMS, molto lontani dalla semplicità del prodotto tradizionale.
Quando il cous cous smette di essere semplice
Il cous cous autentico è semola di grano duro precotta, nient’altro. Si reidrata con acqua calda e diventa base perfetta per piatti sani e bilanciati. Ma basta dare un’occhiata alle etichette di molti prodotti industriali per scoprire una realtà ben diversa. Tra le varianti aromatizzate, quelle “condite” o le versioni istantanee, troviamo ingredienti che con la tradizione hanno poco a che fare: additivi, aromi artificiali, grassi vegetali e sale in quantità preoccupanti. Le analisi di Altroconsumo e della Società Italiana di Nutrizione Umana confermano che questi prodotti rientrano nella categoria degli ultraprocessati, quelli che la letteratura scientifica associa a diete di qualità nutrizionale inferiore e possibili rischi per la salute.
Il problema non è solo la composizione, ma anche la comunicazione. Queste versioni vengono vendute con claim che parlano di naturalità, leggerezza e benefici per il benessere, senza che l’etichetta evidenzi chiaramente la presenza di grassi aggiunti, aromi sintetici o livelli di sale che farebbero impallidire molti cibi considerati meno salutari.
I grassi che non ti aspetti
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda proprio i grassi nascosti. Molti cous cous pronti contengono oli vegetali aggiunti che possono arrivare fino al 10-12% del prodotto secco, come dimostrano le analisi di Altroconsumo su oltre trenta referenze. Il cous cous naturale, quello fatto solo di semola, ne contiene meno dell’1%. L’olio di girasole viene aggiunto per migliorare sapore e consistenza, rendere i chicchi più morbidi e facilmente separabili dopo la cottura. La qualità di questi oli raramente viene specificata e le quantità sono tutt’altro che trascurabili per chi segue un regime alimentare controllato. Eppure, le confezioni continuano a parlare di leggerezza e tradizione mediterranea, lasciando i consumatori convinti di star mangiando qualcosa di povero di grassi e genuino.
Il sale nascosto che fa la differenza
Le varianti aromatizzate possono contenere sodio in quantità elevate, da 2 a 3 grammi di sale per porzione. Considerando che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 5 grammi di sale al giorno, una sola porzione di questi prodotti copre oltre la metà del limite massimo giornaliero. Uno studio pubblicato su Nutrients conferma che il consumo regolare di alimenti industriali ad alto contenuto di sale aumenta il rischio di ipertensione. Il paradosso è che molti scelgono il cous cous proprio perché lo considerano un’alternativa salutare, senza immaginare che alcune versioni contengono più sale di un piatto di pasta al pomodoro fatto in casa. Anche qui, i claim pubblicitari giocano su concetti come “gusto autentico” e “sapori mediterranei”, senza mai menzionare esplicitamente il carico di sodio.
Aromi che mascherano la realtà
La presenza di aromi rappresenta un altro elemento critico. Molte confezioni riportano diciture come “al pomodoro”, “alle verdure mediterranee” o “alle erbe aromatiche”, facendo pensare all’uso di ingredienti freschi. La realtà spesso riguarda aromi artificiali, aromi naturali-identici o estratti, non verdure vere. Secondo il Regolamento UE n. 1334/2008, la dicitura “aroma naturale” è valida anche se la molecola viene estratta con processi chimici da origine naturale, creando confusione. La European Food Safety Authority ha pubblicato diversi report che invitano alla chiarezza delle etichette, ma l’ambiguità legislativa consente ai produttori di giocare con le parole, creando aspettative che non corrispondono alla realtà del prodotto.

Come difendersi al supermercato
Il consumatore può tutelarsi seguendo le raccomandazioni del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione. La prima difesa è leggere attentamente l’etichetta nutrizionale e la lista degli ingredienti, senza fermarsi ai claim sulla parte frontale. Il cous cous genuino dovrebbe includere solo semola di grano duro e, eventualmente, una piccolissima percentuale di sale. La lista ingredienti breve è sempre un buon segno di qualità e trasparenza.
Altri elementi da verificare sono l’assenza di oli aggiunti come olio di girasole o grassi vegetali, il contenuto di sale per porzione che non dovrebbe superare 0,5 grammi per 100 grammi di prodotto secco, e la presenza di aromi che indica sempre additivi. Anche i claim vaghi come “naturale”, “fit” o “light” meritano attenzione critica, perché non sono soggetti a disciplina normativa stringente e possono risultare ingannevoli.
Le alternative davvero salutari
La buona notizia è che nei supermercati italiani si trova ancora cous cous naturale, fatto solo di semola di grano duro precotta. Si tratta spesso di prodotti meno pubblicizzati, con confezioni più sobrie che non promettono miracoli ma offrono semplicemente quello che dovrebbero: semola senza aggiunte inutili. Il Ministero della Salute consiglia di acquistare cous cous semplice e personalizzarlo a casa con verdure fresche, spezie e olio extravergine di oliva di qualità. Questo approccio richiede qualche minuto in più ma garantisce controllo totale su ingredienti e apporti nutrizionali, riducendo i rischi legati a eccessi di sale, grassi e aromi artificiali. I sapori risultano inoltre decisamente più autentici e gratificanti.
Consapevolezza che fa la differenza
La questione del cous cous con claim ingannevoli rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio che riguarda molti prodotti commercializzati come salutari o naturali. Il marketing alimentare sfrutta la tendenza a preferire prodotti apparentemente sani, creando offerte che rispondono più a esigenze di immagine che a reali standard nutrizionali. Studi del CREA e dell’EFSA indicano che la trasparenza dell’etichettatura è essenziale per la tutela del consumatore, che ha diritto a informazioni chiare sugli ingredienti e sulle proprietà nutrizionali reali.
Sviluppare un approccio critico agli acquisti alimentari non significa diventare diffidenti verso tutto, ma semplicemente pretendere trasparenza e onestà. I consumatori hanno il diritto di sapere cosa portano sulle loro tavole, e le aziende hanno il dovere di comunicarlo con chiarezza, senza nascondersi dietro formulazioni ambigue o claim pubblicitari accattivanti ma vuoti di sostanza. La prossima volta che vi troverete davanti allo scaffale del cous cous, dedicate quei trenta secondi in più per voltare la confezione e leggere davvero cosa contiene. La lettura attenta dell’etichetta è una difesa efficace raccomandata dagli organismi di tutela dei consumatori. Le scelte consapevoli migliorano la qualità della dieta e la trasparenza del mercato, favorendo una cultura alimentare più informata e responsabile.
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