Quando il tuo partner diventa un supereroe (ma solo nella tua testa): ecco come capire se stai esagerando
Parliamoci chiaro. Chi non ha mai guardato il proprio partner pensando che fosse sostanzialmente la persona più straordinaria mai camminata su questa terra? Quella fase in cui ogni sua battuta è esilarante, ogni suo difetto è “caratteristico” e persino il modo in cui sbaglia a pronunciare certe parole ti sembra adorabile. È normale, è bellissimo, ed è anche completamente inevitabile quando ti innamori.
Il problema? A volte non ci fermiamo lì. A volte continuiamo a costruire nella nostra testa una versione del nostro partner che assomiglia più a un personaggio di film romantico che a un essere umano reale. E qui le cose si complicano, perché quando vivi in una relazione con qualcuno che esiste principalmente nella tua immaginazione, prima o poi la realtà bussa alla porta.
La psicologia ha un nome per questo fenomeno: idealizzazione. E no, non è sempre un problema. Anzi, un po’ di idealizzazione all’inizio è assolutamente fisiologica e serve persino a cementare il legame di coppia. Ma quando si trasforma in qualcosa di cronico, quando continui a vedere il tuo partner attraverso lenti rosa shocking anche dopo mesi o anni, allora sì che abbiamo un problema.
Gli esperti hanno identificato alcuni segnali piuttosto chiari che ti stanno urlando: “Ehi, forse stai costruendo un castello di carte invece che una relazione vera”. E oggi parliamo dei due più evidenti, quelli che praticamente gridano che qualcosa non quadra nella tua percezione della persona che hai accanto.
Ma prima: perché il nostro cervello ci fa questi scherzi?
Facciamo un passo indietro. Quando ti innamori, il tuo cervello diventa praticamente una discoteca chimica. Dopamina, ossitocina, serotonina: tutta roba che ti fa sentire su di giri, che ti spinge a vedere il meglio nell’altra persona e che ti convince che hai trovato qualcosa di speciale. È scienza, non stiamo inventando nulla.
Dal punto di vista evolutivo, questo meccanismo ha un senso preciso: serve a farci investire tempo ed energie in una relazione, aumentando le possibilità che funzioni. Il nostro cervello ci sta sostanzialmente dicendo: “Questa persona è fantastica, investici!”. E noi, obbedienti, ci investiamo.
Il punto è che questa fase dovrebbe essere temporanea. È come il periodo di prova di un abbonamento: serve per farti appassionare, ma poi dovresti vedere anche il resto. Il problema nasce quando rimani incastrato in questa modalità “periodo di prova” per sempre, continuando a vedere solo ciò che vuoi vedere.
La psicologia definisce questo meccanismo come idealizzazione difensiva. In pratica, il tuo cervello costruisce un’immagine perfetta dell’altro per proteggerti da qualcosa: magari la paura di rimanere solo, magari la paura di scoprire che non sei abbastanza, o magari per riempire un vuoto emotivo che ti porti dietro da molto prima che questa relazione iniziasse.
Primo segnale: i difetti? Quali difetti? Non ne vedo proprio
Eccoci al primo grande campanello d’allarme che gli psicologi hanno identificato come sintomo chiave dell’idealizzazione eccessiva: la tendenza sistematica a ignorare, minimizzare o peggio ancora giustificare tutti i difetti evidenti del partner.
E attenzione, non stiamo parlando di essere comprensivi o tolleranti. Quello è sano ed è parte di ogni relazione funzionante. Stiamo parlando di quella situazione in cui i tuoi amici ti fanno notare che il tuo ragazzo non ti ha chiamato in tre giorni, e tu rispondi: “Ma è perché è così preso dal lavoro! Questa sua dedizione professionale mi fa impazzire!”. Oppure quando la tua ragazza ti critica davanti a tutti per l’ennesima volta, e tu pensi: “È solo il suo carattere sincero, in realtà è dolcissima quando siamo soli”.
Secondo gli esperti di psicologia delle relazioni, quando attribuiamo all’altro qualità esagerate o perfette, iniziamo a perdere completamente l’obiettività . Il nostro cervello opera quella che viene chiamata una selezione cognitiva: amplifica tutto ciò che conferma l’immagine ideale che ci siamo costruiti e cancella o minimizza tutto ciò che la contraddice. È come avere un filtro Instagram permanente sulla persona che condivide il tuo letto.
Questo pattern si manifesta in modi molto concreti nella vita di tutti i giorni. Ti ritrovi a giustificare comportamenti che, se fossero messi in atto da chiunque altro, troveresti assolutamente inaccettabili. Quando i tuoi amici o la tua famiglia esprimono dubbi sul tuo partner, la tua prima reazione istintiva è difenderlo a spada tratta, senza nemmeno prendere in considerazione che potrebbero avere un punto di vista più oggettivo del tuo.
Pensaci: quante volte hai pensato frasi tipo “No ma lui o lei non è così” quando qualcuno ti faceva notare un comportamento problematico? Quante volte hai trovato scuse creative per spiegare perché quella cosa che ti ha fatto male in realtà non era poi così grave? La pericolosità di questo segnale sta nel fatto che, con il tempo, ti abitui a questa narrazione distorta. Diventa la tua normalità , il tuo modo di interpretare tutto ciò che riguarda il partner. E quando finalmente la realtà si fa strada attraverso tutte le tue difese mentali, il colpo può essere devastante.
Secondo segnale: sei l’unica persona al mondo che può capirmi (e salvarmi)
Il secondo grande indicatore che stai idealizzando troppo il tuo partner è ancora più sottile, ma altrettanto rivelatore: attribuire al partner qualità eccezionali o uniche, convincendoti che sia l’unica persona al mondo in grado di soddisfare i tuoi bisogni più profondi.
In pratica, hai trasformato il tuo partner nella tua ancora di salvezza emotiva personale. Non è più solo la persona che ami, ma è diventato l’unica fonte della tua autostima, della tua sicurezza, della tua felicità . Pensieri come “Senza di lui o lei non sarei nessuno” oppure “È l’unica persona che mi capisce davvero” o ancora “Non potrei mai trovare nessuno come lui o lei” diventano il soundtrack della tua vita.
Gli psicologi che hanno studiato questo fenomeno sottolineano come questo pattern risponda a un bisogno profondo di trovare quella persona perfetta che colmerà tutte le nostre mancanze. Il problema? Nessuna persona può o dovrebbe avere questo ruolo nella tua vita. È un peso impossibile da sostenere per chiunque, per quanto straordinario possa essere.
Quando proietti sul partner aspettative così elevate e totalizzanti, stai in realtà rivelando qualcosa di molto importante su te stesso: un vuoto emotivo, un bisogno di validazione esterna, una scarsa autostima che cerchi di compensare attraverso l’altro. È come se stessi cercando in qualcun altro quella sicurezza e quel valore che dovresti invece trovare dentro di te.
Questo tipo di idealizzazione crea una dipendenza emotiva estremamente pericolosa. Non solo mette una pressione insostenibile sul partner, che ricordiamolo è un essere umano con difetti e limiti, ma ti rende anche incredibilmente vulnerabile. Cosa succede se la relazione finisce? Cosa succede quando inevitabilmente scopri che il tuo partner non può essere tutto ciò che avevi immaginato?
I sintomi concreti che dovresti riconoscere
Come fai a sapere se sei caduto in questa trappola? Ci sono alcuni segnali piuttosto chiari. Ti ritrovi a pensare costantemente che il tuo partner non ha difetti? Quando emerge qualche sua imperfezione, ti senti profondamente deluso o addirittura tradito? Hai una paura intensa del conflitto o della delusione all’interno della relazione, al punto da evitare qualsiasi confronto?
Oppure noti che la tua autostima è completamente dipendente dall’approvazione del partner? Se lui o lei è di buon umore, anche tu stai bene. Se invece è distante o critico, il tuo mondo crolla? Questi sono tutti segnali che hai costruito un’immagine idealizzata dell’altro e che il tuo benessere emotivo è pericolosamente legato a questa immagine.
Un altro sintomo comune è la difficoltà a vedere i limiti reali del partner. Quando qualcuno ti fa notare che forse il tuo ragazzo o la tua ragazza non è poi così speciale come pensi, ti senti offeso personalmente. È come se stessero attaccando una parte di te, perché in qualche modo hai fuso la tua identità con quella del partner idealizzato.
Perché lo facciamo? Le radici profonde dell’idealizzazione
Ma andiamo più a fondo. Perché il nostro cervello si impegna così tanto a costruire queste narrazioni irrealistiche? Le risposte sono multiple e affondano le radici nella nostra storia personale e nei nostri meccanismi di difesa psicologica.
Primo: c’è la paura dell’intimità reale. Lo so, suona paradossale. Come puoi avere paura dell’intimità se sei in una relazione? Eppure è proprio così. Idealizzare qualcuno può essere un modo per mantenere le distanze. Se costruisco un’immagine perfetta dell’altro, non devo confrontarmi con la persona reale, con tutte le sue complessità , contraddizioni e imperfezioni. L’intimità vera richiede vulnerabilità , e la vulnerabilità fa paura.
Secondo: la bassa autostima. Se non mi sento abbastanza, ho bisogno che il mio partner sia eccezionale per sentirmi degno di valore per associazione. È come se pensassi: “Se una persona così straordinaria mi ha scelto, forse valgo qualcosa anch’io”. È un meccanismo comprensibile ma profondamente disfunzionale, perché il tuo valore come persona non può e non deve dipendere da qualcun altro.
Terzo: i bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia. Se sei cresciuto con la sensazione di non essere mai abbastanza per i tuoi genitori, potresti cercare inconsciamente quella validazione totale e incondizionata in un partner idealizzato. È come se stessi cercando di riscrivere la tua storia, trovando finalmente quella figura perfetta che ti darà tutto l’amore che ti è mancato da bambino.
Quarto: la paura della solitudine. In una società che valorizza così tanto l’essere in coppia, l’idea di rimanere soli può essere terrorizzante. Idealizzare il partner diventa allora un modo per aggrapparsi alla relazione, convincendosi che è perfetta proprio perché l’alternativa sembra insopportabile.
Come tornare alla realtà senza far esplodere tutto
La buona notizia è che riconoscere questi pattern è già il primo passo verso un cambiamento. Se leggendo questo articolo ti sei riconosciuto in uno o entrambi i segnali, non farti prendere dal panico. Non significa che la tua relazione sia condannata o che tu sia una persona sbagliata. Significa semplicemente che c’è spazio per crescere e costruire qualcosa di più autentico.
Il primo passo è sviluppare quella che gli psicologi chiamano consapevolezza critica. Inizia a notare quando stai giustificando comportamenti problematici o quando stai attribuendo al partner qualità che forse non ha realmente. Non si tratta di diventare cinici o ipercritici, ma semplicemente di cercare un equilibrio più realistico.
Un esercizio che può aiutare è provare a elencare sia i pregi che i difetti del tuo partner in modo onesto. Se ti accorgi che la lista dei difetti è vuota o quasi, probabilmente stai ancora operando una rimozione cognitiva. Prova anche a chiedere il parere di persone fidate: a volte uno sguardo esterno può aiutarci a vedere ciò che non vogliamo vedere.
È fondamentale anche lavorare sulla tua autonomia emotiva. Riprendi in mano quegli hobby che avevi abbandonato quando è iniziata la relazione. Coltiva le tue amicizie. Dedica tempo a te stesso, ai tuoi interessi, alle tue passioni. Il tuo benessere non può dipendere interamente da un’altra persona, per quanto meravigliosa possa essere.
Se scopri che le radici di questo pattern affondano in questioni più profonde legate alla tua storia personale, considera seriamente l’idea di un percorso di psicoterapia. A volte abbiamo bisogno di un professionista che ci aiuti a districare i nodi emotivi che portiamo dentro da anni, quelli che ci spingono a cercare negli altri ciò che dovremmo trovare in noi stessi.
L’amore vero non ha bisogno di filtri
Ecco il paradosso finale e più importante: l’amore vero, quello profondo e duraturo, non nasce dall’idealizzazione ma dall’accettazione. Amare qualcuno significa vedere i suoi difetti, riconoscere i suoi limiti, accettare la sua imperfezione, e sceglierlo comunque. Ogni singolo giorno.
Quando smetti di proiettare sul partner un’immagine perfetta costruita nella tua mente e inizi a vedere la persona reale che hai di fronte, paradossalmente la relazione diventa più forte, non più debole. Perché è costruita sulla realtà , non sulla fantasia. E la realtà , quando è autentica, regge molto meglio agli scossoni della vita.
Certo, può essere meno romantico ammettere che il tuo partner ha difetti, che a volte ti irrita, che non è la soluzione a tutti i tuoi problemi esistenziali. Ma è infinitamente più onesto, più maturo, e alla lunga molto più gratificante. Una relazione sana è quella in cui entrambi i partner si vedono reciprocamente per quello che sono davvero, si accettano con pregi e difetti, e scelgono consapevolmente di costruire qualcosa insieme.
Non è perfetto, non è da film romantico hollywoodiano, ma è reale. E la realtà , quando è vissuta con autenticità e consapevolezza, è molto più bella di qualsiasi fantasia. Perché alla fine, non è la perfezione che ci fa stare bene nelle relazioni. È l’autenticità , la connessione reale, la capacità di essere vulnerabili e di accettare la vulnerabilità dell’altro. È vedere tutti i difetti e decidere comunque di restare. Quello sì, è amore vero.
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